La meditazione in psicoterapia e nell’ evoluzione spirituale
Tutta la sofferenza è causata dall’ inconsapevolezza.
La meditazione è lo strumento più potente che si possa utilizzare per ampliare la propria consapevolezza.
In psicoterapia la meditazione serve a conoscersi e conoscere più profondamente, cosa fondamentale per poi poter iniziare a mettere ordine in se stessi e nella propria vita.
Uno dei metodi che si possono usare in psicoterapia è quello di utilizzare la capacità della mente di osservare le proprie attività e ciò che emerge nel campo delle sensazioni, emozioni, impulsi ,ecc.

Ci si pone nella posizione di spettatori del proprio essere.
In questo modo si scopre una parte di coscienza silenziosa dentro di sé che è in grado di osservare e conoscere i movimenti interni, nonché di dominarli.
E’ un processo in cui si impone l’attenzione a ciò che emerge dallo coscienza, cercando di prendere consapevolezza di tutti i pensieri, sensazioni, emozioni, relazioni, reazioni abituali e ragion d essere, in modo da smettere di essere portati nel loro tornado passivamente.
La meditazione serve per sentire, conoscere, accettare i nostri pensieri, emozioni, sensazioni, reazioni, ecc. , perché soltanto guardandoli in faccia possiamo conoscerli profondamente, affrontarli e cambiarli. Possiamo rifiutare i pensieri distorti ed imparare a vedere la realtà per quella che è.
Possiamo non dare ascolto alle emozioni che sono abituali ed identificarci con altre e trovare la nostra azione cosciente e non una reazione passiva alle cose.
Possiamo comprendere quale siano i comportamenti più adeguati alla realtà dei fatti.
Svegliando la nostra capacità di osservazione non coinvolta, diventiamo consapevoli dei movimenti interiori dell’ego e del suo funzionamento.

Se non ci identifichiamo più coi movimenti dell’ego, possiamo divenire gradualmente coscienti del nostro Vero Essere al di la dei personaggi che siamo abituati ad interpretare, fino a scoprire la nostra Anima ed i suoi poteri inerenti.
Nel buddismo si inizia con la concentrazione sul respiro, sulla sensazione dell’aria che entra e esce dalle narici. Questo è il primo stadio e quando la concentrazione diviene più potente e l’attenzione sulle sensazioni fisiche del respiro diviene profonda la pratica si espande all’osservazione di tutte le emozioni ed i pensieri che emergono nella coscienza.
L’intento è quello di osservare, come guardare nuvole passare nel cielo, senza giudizio, condanna o giustificazione.
Attraverso il processo di osservazione e testimonianza l’attività mentale rallenta, la mente si calma e diventa come uno specchio pulito ove la coscienza può vedere di cosa è formato l’ego, ovvero, una serie di pensieri, immagini in sequenza messi insieme da memorie e desideri, ecc.
Procedendo in questo tipo di meditazione si può arrivare a penetrare lo spazio tra le “immagini” ed entrare nel vasto ed impersonale vuoto che mostra la nostra fondamentale identità, ovvero una pura coscienza, e non i contenuti con cui siamo abituati ad identificarci.
Questa pura coscienza è il Sé secondo la visione integrale (visto in modo negativo in alcune tradizioni è un vuoto).

Questo SE’ è uno stato di Pura Coscienza Estatica silenziosa ed immobile dietro le sua molteplicità di forme, contenente tutto, testimone unico dentro la molteplicità, tutto conosce per identità nel tempo eterno.
Uno delle motivazione più importanti della pratica meditativa è trovare il proprio Essere Vero, il proprio Sé, o Anima. La pratica ha lo scopo di eliminare i veli che nascondono il Sé, ma i suoi risultati sono limitati a pochi, perché il nostro Sé è ricoperto dal frastuono della nostra mente, dalle nostre emozioni, passioni, ecc.
Manisha